domenica 10 giugno 2012

LA PRIMA GUERRA MONDIALE





Il 24 maggio 1915 il re Vittorio Emanuele III d'accordo con il governo dichiara guerra all'Austria.
L'Italia si era dichiarata neutrale fino a quella data anche se vi erano stati numerosi dibattiti e una frattura nell'opinione pubblica che era quasi sfociata in una guerra civile. La minoranza degli interventisti aveva avuto il sopravvento sulla maggioranza dei neutralisti. Nel 1915 si inizia subito a organizzare la produzione bellica, aumentando il numero degli stabilimenti destinati alla produzione di armi e prodotti ausiliari (divise, scarpe, coperte ecc), anche i lavoratori vengono assoggettati ad una disciplina quasi militari.      
Vengono sospese tutte le conquiste sindacali a cominciare dal diritto di sciopero, soppresse tutte le norme contro gli infortuni, imposti orari di emergenza, una vera disciplina di guerra applicata a tutti. Mentre i contadini vengono arruolati e muoiono nelle trincee, gli operai vengono militarizzati, si torna  a salari e orari insostenibili, la popolazione comincia a non avere più da mangiare a sufficenza e a vivere con grandi privazioni. Il generale Luigi Cadorna, comandante dell'esercito italiano tenta all'inizio una serie di attacchi che però falliscono miseramente, a questo punto le truppe vengono schierate sul fiume Isonzo e sull'altipiano del Carso, lì si combatte una durissima guerra di tricea che lascia al suolo tantissimi giovani soldati. Nel 1917 le truppe austriache sfondano le linee italiane a Caporetto e mettono in fuga migliaia di uomini per circa 150 chilometri.  Solo dopo alcuni giorni riuscirono a fermare le truppe sul Piave. La  disfatta di Caporetto suscita un'impressione sconvolgente nell'opinione pubblica italiana. Il generale Cadorna viene sostituito dal generale Diaz, il  quale riesce a risollevare il morale ai soldati. Ora si deve solo combattere per un unico scopo:difendere la patria!


                                                                                                                             Gianluca Bergadano                        
C'ERA UN RAGAZZO CHE COME ME AMAVA I BEATLES E I ROLLING STONES


Testo: 




C'era un ragazzo 
che come me 
amava i Beatles e i Rolling Stones 
girava il mondo 
veniva da gli Stati Uniti d'America 
Non era bello 
ma accanto a sé 
aveva mille donne se 
cantava Help, Ticket to Ride, 
o Lady Jane, o Yesterday, 
cantava "Viva la Libertà",
ma ricevette una lettera.
La sua chitarra mi regalò:
fu richiamato in America 
Stop ! Coi Rolling Stones ! 
Stop ! Coi Beatles stop ! 
M'han detto “va' nel Vietnam 
E spara ai Vietcong” 
tatatatatatatatata………… 
C'era un ragazzo 
Che come me 
amava i Beatles e i Rolling Stones 
Girava il mondo e poi finì 
a far la guerra nel VietNam 
Capelli lunghi 
non porta giù 
non suona la chitarra ma 
uno strumento che sempre dà 
la stessa nota “ta.ra.ta.ta” 
Non ha più amici, 
non ha più fans, 
vede la gente cadere giù, 
nel suo paese non tornerà, 
adesso è morto nel VietNam. 
Stop ! Coi Rolling Stones ! 
Stop ! Coi Beatles, stop ! 
Nel petto un cuore più non ha,
ma due medaglie o tre 
tatatatatatatatatatata

Commento:

Gianni Morandi è un cantante, attore e conduttore televisivo italiano. E' stato anche cantautore e compositore per altri artisti. È considerato una delle colonne portanti della musica leggera italiana. C'ERA UN RAGAZZO CHE COME ME è una canzone scritta da Franco Migliacci e Mauro Lusini per il testo e dal solo Lusini per la musica, e presentata da Morandi al Festival delle rose 1966 in abbinamento con la versione dell'autore. Successivamente all'esibizione di Morandi e Lusini al Festival delle rose, la RCA Italiana ritira il disco interpretato da Morandi dalla vendita sostituendolo con uno dalla copertina, numero di catalogo e lato B identico al precedente e con l'abituale arrangiamento, sempre di Morricone, che possiamo oggi ascoltare nelle compilation di Morandi, con un genere meno beat, più melenso e con l'introduzione dell'armonica a bocca non presente nell'arrangiamento precedente.  "C'era un ragazzo che come me amava i Beatles e i Rolling stones" è un brano storico per Gianni Morandi, all'epoca il più famoso cantante e interprete della musica italiana. Morandi scrisse questa canzone per "abbracciare" il Beat, ma soprattutto per protestare contro la guerra del Vietnam. Il passo fu compiuto con questa canzone del cantautore Mauro Lusini che sarebbe poi diventata un classico. I risultati di vendita furono controversi: "C'era un ragazzo" entrò nella top-10, ma agli ultimi posti  e fu anche censurata la frase "M'han detto “và nel Vietnam e spara ai Vietcong”".

A me personalmente piace molto questa canzone perchè divenne uno dei simboli della “rivolta” dei giovani contro la guerra che vedeva impegnati gli Stati Uniti contro il Vietnam del Nord.

Federico  Mutti

                                                                     

La DONNA di IERI e di OGGI



Fin dalla notte dei tempi l'uomo ha conservato un pensiero tanto lucido quanto sbagliato: l'inferiorità della donna rispetto all'uomo.
Già nell'antica Grecia si mandavano a scuola solo i figli maschi delle famiglie ricche, come se le bambine, nonostante appartenessero alla stessa classe sociale, avessero un intelletto inferiore a chi proprio poteva permettersi di pagare un insegnante. Questa' usanza si è mantenuta nel tempo e mi sembra impossibile, ma solo in qualche Nazione (e nemmeno da molto) l'istruzione è diventato un diritto di tutti. Per fortuna a un certo punto noi donne abbiamo saputo dire “BASTA!”.
La storia femminile ha vissuto alti e bassi nel corso della storia: regimi più permissivi, religioni con tradizioni diverse, governi che concedevano maggior libertà solo per poter vincere le elezioni e dittatori “fissati” con la superiorità dell'uomo sulla donna. Ciononostante, abbiamo continuato a lottare con grinta e dedizione.
Parlo in prima persona perché sono orgogliosa di essere una donna e non ho timore a sottolinearlo!
La nostra grande rivolta ha avuto inizio a fine Ottocento, quando, con gli uomini che ottennero il suffragio universale maschile, rimanemmo ancora una volta escluse dalla vita politica. Così, negli Stati Uniti nacquero le prime ASSOCIAZIONI FEMMINISTE di donne bianche e in seguito di donne nere. Queste riuscirono ad ottenere il diritto di voto, anche se solo negli anni Venti del secolo successivo.
Questo periodo vide ragazze, bambine e signore cimentarsi in atti di violenza e vandalismo, che seppero sorprendere gli uomini con la loro tenacia: fecero scioperi della fame, resistettero e vennero nutrite a forza, molte furono arrestate o uccise durante gli scontri con la polizia ma tutto ciò non bastò a fermare la loro avanzata. Accadde in Inghilterra con le Suffragette che ottennero il diritto di voto solo dopo un suicidio, nel 1918.
In Italia solo il Partito Comunista permise alle donne di entrare in politica. Una grande sostenitrice dei diritti femminili fu Anna Kuliscioff. Purtroppo le trattative si bloccarono a causa dello scoppio delle Guerre Mondiali e la Costituzione permise il suffragio UNIVERSALE solo nel 1946.
L'ambito politico però non era l'unico in cui si presentavano profonde differenze fra i sessi: pur lavorando il doppio delle ore dei mariti, le donne venivano pagate la metà e inoltre, dopo essere scese in piazza a protestare per gli abusi subìti, in casa litigavano con i propri coniugi che non accettavano la loro rivolta. E' il caso delle Lavandaie e delle Mondine, con la differenza che queste ultime ottennero la riduzione del monte ore lavorativo, ma questo non rimase stabile, infatti pochi anni dopo si tornò alle stesse condizioni precarie dell'Ottocento.
Nel nuovo secolo finalmente sembrò che la fortuna avesse cmabiato un pò direzione: la Seconda Rivoluzione Industriale diede spazio a nuovi impieghi, specialmente nel settore terziario.La donna poté così diventare insegnante, infermiera, commessa, lavorare nelle industrie o nelle banche e finalmente avere un' indipendenza economica.
Tra le aristocratiche nacque l'emblema della “donna fatale”: bella, misteriosa e in grado di sottomettere una serie di uomini ipnotizzati dalla sua bellezza.
Il nuovo secolo si aprì con l'arrivo di Giolitti, che emanò riforme a favore delle donne e dei bambini: diminuì le ore lavorative e garantì il posto di lavoro e un contributo aggiuntivo per le gravidanze.
L'ascesa delle donne sembrava inarrestabile ma con la teoria di Darwin che si insediava nella mente dei potenti e con il regime fascista ogni speranza per la conquista della parità dei sessi sfumò.
Nonostante la sottomissione imposta del regime, gli anni della Seconda Guerra Mondiale furono i più gloriosi per le giovani donne. La Resistenza le vide combattere in prima linea nel difendere le terre italiane e sacrificarsi per la liberazione della patria tanto quanto gli uomini. Le donne rivestivano un ruolo importante nelle “missioni” (come le “le staffette”) e non si risparmiarono nel rinfacciarlo a chi tentava di dominarle.
Dopo la guerra, dilagò la delusione perché tutto tornò come prima. Ma le donne non si diedero per vinte. Il 2 giugno del 1946 lo Stato chiamò TUTTI ai seggi per decidere se mantenere la Monarchia dei Savoia o rendere l'Italia una repubblica. A partire da quella data non solo venne permesso a tutti, donne comprese, di votare, ma anche di entrare a far parte di un ente politico (Comune, Regione)
In seguito ottennero il diritto di aborto, la parità in tribunale, in famiglia e sul lavoro.

Secondo la Costituzione Italiana, lo Stato ancora oggi si impegna a mantenere fede a questi articoli:

Articolo 3:
Tutti i cittadini hanno PARI DIGNITA' SOCIALE E SONO EGUALI DAVANTI ALLA LEGGE, senza distinzione di sesso, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali.
È compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l'eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l’effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all'organizzazione politica, economica e sociale del Paese.

Articolo 13:
E' punibile ogni VIOLENZA FISICA E MORALE sulle persone comunque sottoposte a restrizioni di libertà. La legge stabilisce i limiti massimi della carcerazione preventiva.

Articolo 29:
La Repubblica riconosce i diritti della famiglia come società naturale fondata sul matrimonio.
Il matrimonio è ordinato sull'UGUAGLIANZA MORALE E GIURIDICA DEI CONIUGI, con i limiti stabiliti dalla legge a garanzia dell'unità famigliare.

Articolo 37:
LA DONNA LAVORATRICE HA GLI STESSI DIRITTI e, a parità di lavoro, le stesse retribuzioni CHE SPETTA AL LAVORATORE. Le condizioni di lavoro devono consentire l'adempimento della sua essenziale funzione famigliare e assicurare alla madre e al bambino una speciale adeguata protezione.
La legge stabilisce il limite minimo di età per il lavoro salariato.
La Repubblica tutela il lavoro dei minori con speciali norme e garantisce ad essi, a parità di lavoro, il diritto alla parità di retribuzione.

Articolo 51:
Tutti i cittadini, dell’uno e dell’altro sesso, possono accedere agli uffici pubblici e alle cariche elettive in condizioni di eguaglianza, secondo i requisiti stabiliti dalla legge.
A tal fine la Repubblica promuove con appositi provvedimenti le PARI OPPORTUNITA' TRA UOMINI E DONNE.

Articolo 48:
Sono elettori tutti i cittadini, uomini E donne, che hanno raggiunto la maggior età.

Articolo 117:
Le leggi regionali rimuovono ogni ostacolo che impedisce la piena parità degli uomini e delle donne nella vita sociale, culturale ed economica e promuovono la parità di accesso tra donne e uomini alle cariche elettive

Non in tutto il mondo però questi diritti sono garantiti. Rimangono infatti Paesi in cui la sottomissione della donna è ancora presente non tanto a causa della politica, quanto per motivi religiosi o tradizioni di lunga data.
Nell'Islam la figura femminile non viene tenuta in considerazione in ambito politico, sociale e nella vita di tutti i giorni. Ella appartiene prima al padre e poi al futuro marito e, se mancano queste due personalità, al parente maschio più stretto (fratello, zio, cugino).
Un esempio di ingiustizia verso le donne è la permissione della poligamia. Perché mai avere più mogli dovrebbe essere un “privilegio” soltanto degli uomini? Ma poi, si può davvero parlare di privilegio?
In quanto donna, sono sicuramente di parte, ma non mi pare corretto nei confronti di una moglie che il marito abbia un'altra. In fondo è come avere un'amante. Non dovrebbe accadere né da parte di uno né da parte dell'altra.
Abbiamo letto un brano in classe, “Un matrimonio a Kabul”, in cui si parla appunto di una donna cinquantenne il cui marito, all'incirca della stessa età, decide di sposarsi un seconda volta con una sua cugina, che aveva appena sedici anni. La prima moglie si è sentite UMILIATA. Dopo una vita passata insieme, dopo aver soddisfatto ogni suo desiderio, aver obbedito a ogni suo ordine, avergli donato dei figli, dev'essere stato doloroso pre lei essere scartata solo perché non ha più la bellezza di una giovane fanciulla e non soddisfa più le voglie intime del marito.
Non voglio giudicare i principi in cui credono altre persone, perché penso che anche riguardo a quelli della mia civiltà ci sia molto da ridire, però secondo me gli uomini di tutto il mondo dovrebbero provare a guardarsi dentro al cuore, nell'anima e chiedersi “E se fosse toccato a noi?”.

Rosa Giulia



SE QUESTO E' UN UOMO - PRIMO LEVI

Poesia :

Voi che vivete sicuri
nelle vostre tiepide case,
voi che trovate tornando a sera
il cibo caldo e i visi amici:

considerate se questo è un uomo,
che lavora nel fango,
che non conosce pace,
che lotta per mezzo pane,
che muore per un sì o per un no.
Considerate se questa è una donna
senza capelli e senza nome,
senza più forza di ricordare,
vuoti gli occhi e freddo il grembo
come una rana d’inverno.

Meditate che questo è stato:
vi comando queste parole.
Scolpitele nel vostro cuore,
stando in casa andando per via,
coricandovi alzandovi;
ripetetele ai vostri figli.

O vi si sfaccia la casa,
la malattia vi impedisca
i vostri nati torcano il viso da voi.


parafrasi

Ditemi voi, che vivete al caldo, comodi, nelle vostre belle case, dove nessuno vi minaccia, circondati dall'affetto dei vostri cari e dalle cure dei vostri amici, ditemi voi se vi sembra ancora un uomo questo che lavora nel fango, che non conosce pace, che lotta per un pezzo di pane, che muore per la volontà altrui.

Guardate questa donna, senza capelli e senza più un nome, senza la forza né la volontà di ricordare chi è o chi era, con gli occhi vitrei, opachi, che vedono senza vedere, col grembo freddo "come una rana d'inverno" perchè più nessun bambino lo riempirà.
Ditemelo voi se questa è una donna!

No. Noi non siamo più uomini, ma voi avete il dovere di ricordare quello che ci è stato fatto.
Scolpitelo nel vostro cuore e non dimenticatelo mai, in nessun momento della vostra giornata perchè, se a noi abbiamo sofferto ma voi dovete ricordare!

Ma se dimenticherete, che la maledizione di Dio vi colpisca, terribile e inesorabile, che tutto quello che amate venga distrutto e che perfino i vostri figli si rifiutino di guardarvi, perchè voi avrete tradito il dovere sacro di ricordare che questo è accaduto.

Commento alla poesia e cenni sull'autore :

Primo Levi è nato a Torino nel 1919 e dopo essersi laureato è stato catturato dai nazisti nel 1944 e successivamente è stato deportato nel campo di concentramento di Auschwitz. Dopo un lungo viaggio, arriva ne viene spogliato di tutti i suoi averi, i suoi capelli vengono rasati e per riconoscerlo i nazisti gli tatuano sul braccio il numero 174 517. Da quel momento il poeta perde ogni diritto e viene costretto a lavorare come se fosse uno schiavo, o un animale.
Esprime il suo odio e il suo disprezzo nei confronti di questo fenomeno con la poesia:”Se questo è un uomo” (dal titolo alternativo shemà che significa “ascolta”.)
Questo testo si può dividere in tre parti.
Nella prima si nominano le persone a cui sono dirette le parole del poeta e cioè a noi che vivamo sicuri nelle nostre case tiepide e che una volta tornati troviamo il cibo caldo in tavola e le persone amiche o i familiari.
Ci invita poi a riflettere chiedendoci se si può considerare un uomo una persona che lavora nel fango, che non conosce un attimo di tregua, che lotta ogni giorno per un pezzo di pane e la cui vita è sospesa tra un semplice sì o di un semplice No.
Lo stesso paragone lo fa poi per una donna: chiede se tale si può considerare una persona senza capelli, senza nome, senza più neanche la forza di ricordare, con gli occhi vuoti, senza espressione e che non può più procreare, sia per le condizioni fisiche che per la rassegnazione e la paragona ad una rana d’inverno.
Chiede poi di pensare a quello che è accaduto e comanda di imprimere queste parole nel cuore e di ripeterle in ogni momento ai figli.
A questo punto, vi è la parte più cruda, in cui Primo Levi lancia una “maledizione”: scrive che se queste parole non verranno tramandate ai nostri figli, ci crollerà la casa, ci colpirà la malattia, e i figli gireranno il viso ogni volta che ci guarderanno.
Streppone Francesco

sabato 9 giugno 2012

TERREMOTO IN EMILIA


Continua l’attività di monitoraggio dallo Spazio delle aree dell’Emilia Romagna colpite dal terremoto, avviata dal Dipartimento della Protezione Civile dopo l’inizio della sequenza sismica. Le nuove acquisizioni radar dei satelliti della costellazione COSMO-SkyMed programmate dall’Agenzia Spaziale Italiana su tutta l’area in cui sono in atto fenomeni sismici hanno permesso di studiare gli effetti permanenti dei movimenti del suolo causati dalla scossa del 29 maggio 2012. Ed è ufficiale: ci siamo spostati di 12 centimetri.
Lo studio è stato condotto da ricercatori del Consiglio Nazionale delle Ricerche e dell’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia, mediante una tecnica denominata Interferometria Differenziale che permette di misurare spostamenti del terreno anche dell’ordine di pochi centimetri su grandi aree. La zona maggiormente interessata si estende per circa 50 km quadrati, tra Mirandola e San Felice sul Panaro nella provincia di Modena.
Il sollevamento è stato causato dallo scorrimento in profondità dei due lembi della faglia sulla quale si e’ originato il terremoto del 29/5. L’ultima acquisizione del sistema, sulla zona interessata dal sisma era avvenuta la sera del 27 maggio, due giorni prima del secondo evento.
Il calcolo della deformazione del suolo dovuta alla forte scossa del 29 Maggio è stato possibile dopo il primo passaggio utile del primo dei quattro satelliti della costellazione sulla orbita, avvenuto nella serata del 4 giugno. L’uso dei satelliti di COSMO-SkyMed, caratterizzati da tempi di rivisita molto brevi, ha permesso di avere a disposizione un gran numero di dati, tali da poter studiare e separare gli effetti delle prime scosse sismiche del 20 maggio da quelle avvenute il giorno 29.
Il risultato ottenuto e’ particolarmente interessante in quanto consente una analisi completa della zona interessata dalle deformazioni del suolo, la quale mostra un orientamento prevalentemente est-ovest.
Le sue caratteristiche, e il confronto con i dati della sismicità, indicano che la faglia del 29/5 si colloca nella continuazione verso Ovest di quella del terremoto del 20 maggio.

La prima volta che ho letto questo articolo e ho visto queste immagini,  sono rimasta senza fiato...
                                                                                                
 [Tratto da: Panorama]

Laura Castellotto

Il Manicomio infantile di Aguscello


Non si conoscono i veri motivi del decadimento dell’edificio che ospitava il manicomio infantile di Aguscello (Ferrara), fatto sta che all’inizio degli anni 70, l’ospedale psichiatrico infantile di proprietà della Croce Rossa Italiana, fu abbandonato. 

Oltre ad essere stato, per diversi anni, sede di messe nere e riti occulti (le prove sono ancora presenti nelle stanze fatiscenti) è ritenuto infestato dagli spettri dei piccoli ospiti, secondo le leggende morti tragicamente.

Si narra che i piccoli ospiti dell’istituto morirono qualche anno prima della chiusura, ma la causa di queste morti premature è ancora oggi un mistero. Alcuni raccontano di un incendio divampato dal locale caldaie (ciononostante, dalle foto fatte dai molti Ghost Hunters accorsi sul posto non risultano segni di bruciature o strutture carbonizzate); altre versioni parlano di un’improvvisa misteriosa epidemia o addirittura di una strage compiuta da un pazzo assassino. Non mancano voci secondo cui i piccoli pazienti ricoverati nell'Ospedale, subivano terapie e trattamenti orribili da parte del personale medico. Esisterebbe persino una fossa comune al centro dell’edificio ove venivano fatti sparire i corpi dei giovani.

Durante la notte, fra le rovine dell’ospedale, si sentono ancora i pianti disperati dei bambini e all’ultimo piano, irraggiungibile in quanto la scala è crollata, vi sono le impronte delle manine stampate sui muri.

Riporto di seguito il racconto di Liam, che una notte, con degli amici, si è avventurato in quel posto maledetto :

“Eravamo sul lato destro quando cominciò: iniziai a tremare, mi venne la pelle d'oca e facevo fatica addirittura a camminare. Anche uscendo all'esterno, la temperatura non cambiava molto dall'interno dell'edificio, dal momento che non vi sono finestre e il tetto e in parte crollato. La differenza sarà stata al massimo di un grado e oltretutto quella sera non c'era nemmeno vento. Eppure improvvisamente avvertii un freddo terribile. Erano passati circa dieci secondi da quando quella sensazione era cominciata. Eravamo quasi arrivati sul retro, ci trovavamo precisamente davanti al vano delle caldaie, quando, Cristian si girò sorpreso e fece luce verso di me: gli dissi che avevo i brividi e sentivo molto freddo; poi non ricordo più nulla. Mi hanno detto che sono rimasto privo di sensi per quasi un minuto.”
  

14[2].jpgUn'altra leggenda narra di un bambino affetto da schizofrenia che, per sfuggire ai maltrattamenti dei medici, arrivò a gettarsi dalla finestra dell'ultimo piano. Il corpo non fu mai ritrovato, ma anni dopo alcune persone giurano di aver visto un bambino correre nel giardino dell'Ospedale abbandonato, chi ha tentato di raggiungerlo non ha mai trovato nulla, a parte le vecchie giostre del cortile che si muovevano ancora...  

Su un muro c'è scritto che, chiunque faccia girare la giostrina, non riuscirà più a fermarla poiché le anime dei bambini giocheranno in eterno.

La prima volta che mia sorella mi ha raccontato questa storia ero convinta che stesse scherzando, ma dopo aver fatto molte ricerche realizzai che era tutto vero. Immagino tutti i bambini che erano stati maltrattati dentro le mura di questo manicomio, e sapere che i genitori e tutte le persone che vivevano nelle vicinanze non erano consapevoli di niente mi fa venire i brividi... Mia sorella mi ha anche raccontato di un suo amico che una sera si è avventurato con i propri amici nel manicomio. Arrivati davanti a un muro completamente bianco, hanno sentito dei respiri alle loro spalle, si sono girati ma non hanno visto niente, ma quando si sono voltati di nuovo verso il muro era apparsa una scritta, che diceva: "trattate bene i nostri bambini". I ragazzi, sorpresi dell'apparizione, hanno tentato di fare delle foto, ma gli schermi dei propri cellulari rimanevano scuri...

Annalisa Cerrato